Le auto elettriche e il sovraccarico della rete

Oggi le auto elettriche sono mezzi di trasporto, poco inquinanti, più silenziosi, ma anche meno diffusi delle automobili tradizionali. In un futuro non troppo lontano, però, rappresenteranno la fetta maggiore del mercato e potrebbero diventare una risorsa.
Oltre a produrre meno emissioni di carbonio, infatti, queste vetture possono potenzialmente immagazzinare energia e restituirla alla rete nazionale, come se fossero batterie su quattro ruote; una caratteristica che potrebbe rivelarsi cruciale nei periodi in cui pannelli solari e turbine eoliche non riescono da soli a fronteggiare il fabbisogno quotidiano.. Sovraccarichi e blackout. L’adozione su larga scala delle auto elettriche, infatti, sta sollevando interrogativi circa la capacità delle reti di gestire la crescente domanda di energia. In paesi come la Gran Bretagna, dove si prevede di vietare la vendita di nuove auto a benzina e diesel entro il 2035 e dove già circolano un milione di veicoli elettrici, le preoccupazioni riguardo a possibili sovraccarichi non sembrano essere infondate.. Le sfide della transizione. Alcuni esperti del settore, però, sostengono che la transizione verso la nuova tipologia di vetture potrebbe rappresentare un’opportunità per rendere il sistema energetico più efficiente, anziché una minaccia per la sua stabilità.
A questo proposito Jack Fielder, responsabile del comparto strategico dell’azienda britannica myenergi, ha dichiarato al quotidiano The Guardian: «Se ogni caricabatterie per veicoli elettrici potesse offrire servizi di riequilibrio della rete e se ogni conducente partecipasse a programmi di bilanciamento, potremmo eliminare il rischio di black-out nazionali e di periodi di sovraccarico».. Tecnologie smart. Per affrontare queste sfide, la diffusione di nuove tecnologie intelligenti gioca un ruolo fondamentale. Per fare un esempio pratico, le colonnine di prossima generazione dovrebbero essere programmabili in modo tale che gli accumulatori delle auto vengano ricaricate con un’erogazione controllata e nelle ore di minor consumo, evitando quelle in cui la domanda energetica è più alta.. Risparmio per tutti. Molti gestori stanno già realizzando soluzioni che consentono di gestire in modo ottimale la ricarica delle autovetture, offrendo flessibilità alla rete e risparmi economici ai consumatori. Per esempio, un’altra azienda britannica, Octopus Energy, gestisce circa 150.000 batterie all’anno nel modo descritto, con un risparmio netto medio di circa 600 sterline per ciascun utente.
Si calcola che, se i servizi di bilanciamento fossero attivi su tutti i “charger” installati nelle città e nelle abitazioni, potrebbero offrire oltre 1GW di potenza: l’equivalente della capacità di una centrale elettrica di medie dimensioni, sufficiente ad alimentare circa 600.000 abitazioni.. Futuro bidirezionale. Un’altra prospettiva ancora più interessante è rappresentata dalla crescita della tecnologia V2G (Vehicle-to-Grid), che permette di restituire alla fonte di distribuzione l’energia immagazzinata dalle batterie ricaricabili delle auto, già presente su alcuni modelli di marchi come Hyundai, Renault, Nissan, MG e BYD.
Se fosse installata su tutti i veicoli elettrici in circolazione, ridurrebbe la necessità di costruire nuove centrali, utilizzando le macchine come riserve mobili di energia. Sicuramente, però, l’utilizzo generalizzato della V2G richiederà ancora tempo, a causa dei costi degli inverter e della necessità di standardizzare le tecnologie dell’intero parco automobilistico. Nel frattempo, le aziende del settore hanno già iniziato a sviluppare dispositivi di ricarica bidirezionale, anche se la diffusione su larga scala di questa innovazione sembra ancora essere lontana..

I PIANI SOTTERRANEI Le foto dentro la centrale scattate un anno fa dall’operaio che si è salvato: «Ero in malattia»

image

Più e più volte è sceso all’interno della centrale idroelettrica di Bargi, almeno quattro o cinque, e una di queste, nel marzo dell’anno scorso, ha deciso di documentarla con qualche foto poi pubblicata sul suo profilo Facebook. Diego Ottonello, 45 anni originario di Genova, martedì 9 aprile, non era lì, sul posto della strage, insieme ai suoi colleghi quasi per un miracolo, per un favore del destino che ha trasformato un infortunio di qualche giorno fa – al di fuori dell’orario di lavoro – in una manna dal cielo che l’ha costretto a un periodo di malattia. 

Primario indagato per molestie, le segnalazioni delle specializzande: un’unica denuncia

image
                                    <span class="author-art is-small has-text-grey-darker" id="m8438-8437-8439">


                                            di<span class="writer">Andrea Galli</span></span>




                                <p class="summary-art is-line-h-12">Contro il medico gravano i racconti di 11 ragazze del corso 2019-2020 della scuola di specialità su presunte molestie anche durante le visite</p>














































                            <div class="content" id="m8464-8463-8465">

Qui all’ospedale San Matteo il professore non c’è, come riferiscono i collaboratori. Tornerà al lavoro domani: la sua è un’assenza per motivi privati, pianificata da tempo, nessuna fuga misteriosa e spaventata in coincidenza con l’eco mediatica di queste ore. Perché lui, un primario di fama, lunga carriera e molteplici pubblicazioni scientifiche con apprezzamenti in Italia e soprattutto all’estero, si è da subito dichiarato innocente rispetto all’inchiesta della Procura di Pavia che l’ha indagato con l’ipotesi di violenza sessuale aggravata dall’abuso di autorità, come scoperto e raccontato dai colleghi del quotidiano la Provincia pavese, nonostante il classico e sovente esasperato riserbo dei locali magistrati.

Contro il medico gravano i racconti (soltanto una ha presentato formale denuncia) di 11 ragazze del corso 2019-2020 della scuola di specialità su presunte molestie anche durante le visite (calzari, tuta, guanti, mascherina, visiera) ai pazienti Covid intubati, quando il professore, in quei mesi drammatici che vedevano il San Matteo fra le strutture più esposte nella gestione della pandemia, illustrava alle studentesse, una ventina, le manovre d’intervento sui malati.

Non risultano addebiti di abusi — attraverso contatti fisici, frasi pronunciate nei corridoi e nelle aule, email, messaggi, telefonate incluse quelle al di fuori degli orari delle lezioni — in forma privata, in incontri singoli, in momenti appartati, in stanze della struttura; al contrario abbondano, nelle testimonianze raccolte dai carabinieri dopo che quelle 11 ragazze avevano contestato l’operato del medico in un questionario anonimo per valutare l’esperienza in ospedale, versioni riferite non in quanto vissute in prima persona bensì apprese dalle compagne. Le contro indagini investigative dei legali del docente, che nell’immediata fase iniziale si era dimesso dall’incarico, potrebbero puntare ad accertare un’eventuale trappola risalendo a chi, nel caso, l’abbia ordita.

Non è dato sapere adesso la prossima mossa della Procura, la decisione di archiviare oppure di procedere optando per il rinvio a giudizio. Si aggiunga che il corso era stato creato in collaborazione con l’università di Pavia, un cui approfondimento non aveva ravvisato anomalie nell’agire del medico, senza però che l’ateneo, come estrema tutela e scelta da prassi, decidesse comunque d’informare i magistrati. Al netto di alcune reticenze e ripensamenti, i carabinieri hanno ascoltato le ex studentesse cercando una coincidenza nelle narrazioni. Gli scenari hanno portato a situazioni in cui il primario toccava parti del corpo quali braccia, schiena e torace delle specializzande per illustrare, come abbiamo detto, le modalità d’intervento medico, e insieme per rappresentare le parti d’un paziente coinvolte da determinate patologie.

Fra le specializzande vi sono state chat con oggetto le ipotetiche molestie, e stando agli inquirenti la messaggistica avrebbe ogni volta avuto, come punto di partenza, i numeri di cellulare delle stesse identiche donne. Un gruppo assai ridotto dunque, non si esclude composto da figure che potessero nutrire rancori contro il docente, il quale rintracciato dal Corriere non ha voluto parlare e che al San Matteo ricopre l’uguale ruolo che aveva nel 2019-2020.

                                <div class="content">
<p class="is-mr-t-20 is-mr-b-20"><b>
                <a href="https://milano.corriere.it/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_milano" target="_blank" rel="noopener"><u>Vai a tutte le notizie di Milano</u></a>
        </b>

</p>
                                <div class="content">
    <p class="chapter-paragraph"><i>Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di Milano e della Lombardia iscriviti gratis alla newsletter di Corriere Milano. Arriva ogni giorno nella tua casella di posta alle 7 del mattino</i>. <i>Basta</i> <a href="https://www.corriere.it/newsletter/?theme=41&intcmp=IIIcolonna_NL_CorMilano">cliccare qui</a>.</p>
</div>



























































                                <div class="content rcs-hide-in-editor">
<div class="information-group">
    <p class="is-last-update">10 aprile 2024</p>
    <p class="is-copyright">
        © RIPRODUZIONE RISERVATA
    </p>
</div>

Napoli, omicidio a San Giovanni a Teduccio: un uomo assassinato nei pressi di un parcheggio

                                    <span class="author-art is-small has-text-grey-darker" id="m507-506-508">


                                            di<span class="writer">Gennaro Scala</span></span>




                                <p class="summary-art is-line-h-12">Omicidio di camorra: i killer hanno esploso colpi di pistola al volto del professionista Salvatore Coppola, 63 anni. Svelò ai giudici il sistema del racket dell'edilizia. Indagano gli agenti della Squadra Mobile </p>











































                            <div class="content" id="m528-527-529">

Omicidio questa sera, martedì, a San Giovanni a Teduccio, periferia est di Napoli. Poco dopo le 19 personale della Squadra Mobile e del commissariato di San Giovanni è intervenuto in corso Protopisani, presso il parcheggio Deco, per un uomo ferito mortalmente a colpi di arma da fuoco.

Omicidio a Napoli-San Giovanni, ucciso ex pentito: era l'ingegnere del clan Mazzarella

Secondo le forze dell’ordine si sarebbe trattato di una vera e propria esecuzione di camorra. La vittima è Salvatore Coppola, 63 anni, di San Giovanni a Teduccio. I killer lo avrebbero affrontato e gli avrebbero esploso un colpo di pistola in pieno volto. A San Giovanni da anni i clan in lotta si contendono il controllo delle attività illecite, a cominciare dallo spaccio di droga. Gli agenti stanno raccogliendo testimonianze mentre sono stati avviati i rilievi scientifici.

Omicidio a Napoli-San Giovanni, ucciso ex pentito: era l'ingegnere del clan Mazzarella

L’ingegner Coppola aveva trascorsi da colletto bianco della criminalità, vicino al clan Mazzarella, ma anche un passato da collaboratore di giustizia. Fu coinvolto in una maxioperazione della Finanza nel 2009 che fece luce sulle speculazioni economiche malavitose collegate all’edilizia e al settore immobiliare nella zona orientale di Napoli, antica zona industriale della città, in parte riqualificata attraverso enormi investimenti. 

Da pentito, Coppola fece luce proprio su come il sistema criminale agisse nella zona grigia, nel «paradigma normativo» della concussione, tanto radicato da poter dire che non si è posata pietra senza corrispondere una parte di soldi al «sistema». Insieme a lui agivano dipendenti pubblici e periti. Una “rete” rispetto alla quale gli imprenditori intenzionati ad effettuare investimenti immobiliari nella zona di interesse non avevano via di scampo. 

Coppola aveva interrotto il suo percorso collaborativo. Se la sua morte possa essere legata a quel passato pericoloso, è quello che stanno accertando le forze dell’ordine che indagano sull’agguato.

                                <div class="content">
<p class="is-mr-t-20 is-mr-b-20"><b>
                <a href="https://napoli.corriere.it/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_mezzogior" target="_blank" rel="noopener"><u>Vai a tutte le notizie di Napoli</u></a>
        </b>

</p>
                                <div class="content">
    <h5 class="chapter-title">La newsletter del Corriere del Mezzogiorno</h5>
    <p class="chapter-paragraph">Se vuoi restare aggiornato sulle notizie della Campania iscriviti gratis alla newsletter del <span>Corriere del Mezzogiorno</span>. Arriva tutti i giorni direttamente nella tua casella di posta alle 12. Basta cliccare <a href="https://www.corriere.it/newsletter/?theme=50">qui</a>.</p>
    <h5 class="chapter-title"><br />Instagram</h5>
    <p class="chapter-paragraph">Siamo anche su Instagram, seguici <a href="https://www.instagram.com/corriere.mezzogiorno/">https://www.instagram.com/corriere.mezzogiorno/</a></p>
</div>



























































                                <div class="content rcs-hide-in-editor">
<div class="information-group">
    <p class="is-last-update">12 marzo 2024 ( modifica il 12 marzo 2024 | 22:38)</p>
    <p class="is-copyright">
        © RIPRODUZIONE RISERVATA
    </p>
</div>

Case, perché gli italiani ne comprano meno? Compravendite giù del 10%, crollo dei mutui

image

Crolla nel 2023 il mercato immobiliare italiano. Il settore residenziale ha chiuso l’anno con quasi 710 mila abitazioni compravendute, con una riduzione complessiva di quasi il 10% rispetto al 2022. È quanto emerge dall’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate. Il mercato delle abitazioni in Italia ha mostrato tassi tendenziali negativi in tutti i trimestri del 2023, ma in quest’ultimo trimestre, con poco più di 200 mila abitazioni compravendute, il calo si ferma al 3,3%.

Nordio: “Commissione parlamentare sul caso dossier, violati diritti alla riservatezza” Accessi abusivi effettuati anche dopo Striano

image
                                    <span class="author-art is-small has-text-grey-darker" id="m363-362-364">


                                            di<span class="writer">Redazione Milano</span></span>




                                <p class="summary-art is-line-h-12">Il ministro della Giustizia: «Serve una riflessione profonda. «Ilaria Salis? È stata imboccata la strada giusta»</p>











































                            <div class="content" id="m384-383-385">

Una commissione parlamentare d’inchiesta sul caso dossieraggio. A proporla è il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a margine di un evento a Milano. «Ieri ho avuto un incontro con il ministro della Difesa Crosetto, con un informale scambio di opinioni – ha spiegato -. Credo che a questo punto si possa e si debba riflettere sulla necessità dell’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta con potere inquirente per analizzare una volta per tutte questa deviazione che già si era rilevata gravissima ai tempi dello scandalo Palamara e che adesso, proprio secondo le parole di Cantone, è diventata ancora più seria». Il riferimento è appunto alle indagini portate avanti dalla Procura di Perugia sul monitoraggio abusivo di archivi informatici e banche dati con informazioni sensibili attuato dall’ex ufficiale di Guardia di Finanza e membro della Direzione Nazionale Antimafia Pasquale Striano. «Quanto sta emergendo in Dna è oggetto di indagine giudiziaria – ha continuato Nordio -. Ovviamente, il Ministero della Giustizia è estremamente attento a quanto è stato riferito in questi giorni, soprattutto nelle audizioni. Le parole usate dal collega Cantone sono state estremamente forti e, dopo queste valutazioni estremamente severe, io credo che sia necessario fare una riflessione molto, molto profonda su quelle che sono le violazioni dei diritti individuali alla riservatezza». 

Nordio ha aggiunto: «Queste violazioni sono già state fatte in passato, attraverso la diffusione talvolta illegale, talvolta semplicemente imprudente, di intercettazioni che hanno vulnerato la legittimazione, la personalità di individui che vi sono stati sottoposti. Io l’ho sempre denunciata questa criticità. Credo che adesso abbiamo raggiunto il punto cruciale, forse un punto di non ritorno, e che quindi sia necessaria una profonda riflessione che a mio avviso potrebbe e dovrebbe essere non solo normativa, ma anche politica».

«Ciò che è possibile fare per arrivare a un chiarimento effettivo, deve essere fatto: ben venga la commissione d’inchiesta, io credo sia assolutamente auspicabile» ha commentato il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, presente con Nordio all’evento a Milano in cui è stato firmato l’accordo per l’assegnazione di alloggi Aler al personale dell’amministrazione giudiziaria.

Il ministro ha anche parlato di Ilaria Salis, la 39enne antifascista in carcere in Ungheria da oltre un anno, accusata di aver aggredito alcuni militanti neonazisti. «È stata imboccata la strada giusta – ha commentato -. Ora sono stati chiesti gli arresti domiciliari all’autorità ungherese in Ungheria. L’autorità ungherese ovviamente è sovrana, come sarebbe la nostra se la richiesta fosse rivolta a noi, ma se fossero concessi gli arresti domiciliari in Ungheria – ha spiegato Nordio – allora sì, potremmo procedere con una richiesta per la trasformazione degli arresti domiciliari in Italia». E questa è una «cosa che finora non si è potuta fare» perché la transizione dalla detenzione carceraria in Ungheria alla detenzione domiciliare in Italia «senza il transito con la detenzione domiciliare in Ungheria non era possibile. Quindi – ha concluso – dal punto di vista procedurale siamo in fase più avanzata».

                                <div class="content">
<p class="is-mr-t-20 is-mr-b-20"><b>
                <a href="https://milano.corriere.it/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_milano" target="_blank" rel="noopener"><u>Vai a tutte le notizie di Milano</u></a>
        </b>

</p>
                                <div class="content">
    <p class="chapter-paragraph"><i>Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di Milano e della Lombardia iscriviti gratis alla newsletter di Corriere Milano. Arriva ogni giorno nella tua casella di posta alle 7 del mattino</i>. <i>Basta</i> <a href="https://www.corriere.it/newsletter/?theme=41&intcmp=IIIcolonna_NL_CorMilano">cliccare qui</a>.</p>
</div>



























































                                <div class="content rcs-hide-in-editor">
<div class="information-group">
    <p class="is-last-update">8 marzo 2024</p>
    <p class="is-copyright">
        © RIPRODUZIONE RISERVATA
    </p>
</div>

Chiara Ferragni ringrazia i follower per il loro sostegno dopo la copertina de «L’Espresso» che la ritrae come Joker

image
                                    <span class="author-art is-small has-text-grey-darker" id="m1553-1552-1554">


                                            di<span class="writer">Rosanna Scardi</span></span>




                                <p class="summary-art is-line-h-12">L'imprenditrice digitale, da New York, ha postato su Instagram una storia con la scritta «Bellissima» che si riferisce, in tono ironico, alla cover. «Sono giornate veramente difficili ma mi aiutate tantissimo»</p>











































                            <div class="content" id="m1574-1573-1575">

Chiara Ferragni pubblica una storia in cui ringrazia i follower che le stanno vicino, con la scritta «Bellissima» che si riferisce, in tono ironico, alla copertina de L’Espresso, del numero uscito oggi, che la ritrae in versione Joker.

«Sono appena arrivata a New York – dice l’influencer -, sono qui per lavoro, per qualche giorno. Volevo ringraziarvi tutti perché ho ricevuto centinaia di messaggi per quella “bellissima” cover. Sono giornate veramente difficili per una quantità di ragioni diverse, però davvero mi aiutate tantissimo. Mi state sempre vicino e questa cosa non passa inosservata. Grazie perché anche nei momenti più duri voi ci siete e per me è importantissimo». 

Il messaggio, postato nella notte, si conclude con una frase: «You are loved and supported more then you’ll ever know», «sei amata e supportata più di quanto tu possa immaginare».

                                <div class="content">
<p class="is-mr-t-20 is-mr-b-20"><b>
                <a href="https://milano.corriere.it/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_milano" target="_blank" rel="noopener"><u>Vai a tutte le notizie di Milano</u></a>
        </b>

</p>
                                <div class="content">
    <p class="chapter-paragraph"><i>Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di Milano e della Lombardia iscriviti gratis alla newsletter di Corriere Milano. Arriva ogni giorno nella tua casella di posta alle 7 del mattino</i>. <i>Basta</i> <a href="https://www.corriere.it/newsletter/?theme=41&intcmp=IIIcolonna_NL_CorMilano">cliccare qui</a>.</p>
</div>



























































                                <div class="content rcs-hide-in-editor">
<div class="information-group">
    <p class="is-last-update">8 marzo 2024</p>
    <p class="is-copyright">
        © RIPRODUZIONE RISERVATA
    </p>
</div>

Strage del Mottarone, oltre 3 milioni di euro di risarcimento al piccolo Eitan, l’unico sopravvissuto

image
                                    <span class="author-art is-small has-text-grey-darker" id="m3383-3382-3384">


                                            di<span class="writer">Giuseppe Guastella</span></span>




                                <p class="summary-art is-line-h-12">Il bambino rimase gravemente ferito nell'incidente e perse i genitori, il fratellino e due bisnonni. Ora uscirà dal processo</p>











































                            <div class="content" id="m3404-3403-3405">

Mancava solo la definizione dell’ultima somma, la più corposa, per chiudere la partita dei risarcimenti delle vittime dell’incidente della funivia del Mottarone. Ora arriva anche la definizione della quota destinata al piccolo Eitan, l’unico sopravvissuto del disastro del 23 maggio 2021, al quale va una cifra compresa tra i 3 e i 3,5 milioni di euro dei 15 che complessivamente ha già versato la Leiner. La società di Vipiteno, leader mondiale degli impianti a fune, ha così completato i risarcimenti. Altri 10 milioni circa erano già stati versati dall’assicurazione Reale Mutua. 

Martedì 27 febbraio, nell’udienza preliminare che è in corso a Verbania, i legali del bambino che rimase gravemente ferito nel 2021, quando aveva 5 anni, ritireranno la loro costituzione di parte civile e quindi usciranno dal processo. Il passaggio è stato confermato dall’avvocato di Eitan, Fabrizio Ventimiglia, «dopo la definizione di accordi transattivi che coinvolgono tutte le parti in causa, persone fisiche e giuridiche» si legge in una nota dello stesso legale. 

L’avvocato  è «pienamente soddisfatto» dell’accordo che ritiene «un eccellente risultato» ottenuto grazie all’impegno del giudice tutelare di Pavia che assiste il bambino e l’avvocato Enzo Aldo Tino. Tutto questo, continua il legale, è stato fatto nell’«interesse del bambino a restare fuori dal processo e allontanarsi dal clamore mediatico», perché il piccolo «doveva uscire il più velocemente possibile da questa vicenda». 

In ogni caso, ricorda il legale, «nessun risarcimento gli potrà mai restituire ciò che gli è stato tolto». Il bambino, che nella tragedia ha perduto entrambi i genitori, il fratellino e altri due parenti, ora «potrà concentrarsi soltanto sul proprio cammino di vita – conclude l’avvocato Ventimiglia, restando lontano dalle aule di giustizia, provando a chiudere questa dolorosissima parentesi della sua vita, guardando al futuro con la spensieratezza e la serenità che non devono mai mancare a un bambino».

                                <div class="content">
<p class="is-mr-t-20 is-mr-b-20"><b>
                <a href="https://milano.corriere.it/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_milano" target="_blank" rel="noopener"><u>Vai a tutte le notizie di Milano</u></a>
        </b>

</p>
                                <div class="content">
    <p class="chapter-paragraph"><i>Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di Milano e della Lombardia iscriviti gratis alla newsletter di Corriere Milano. Arriva ogni giorno nella tua casella di posta alle 7 del mattino</i>. <i>Basta</i> <a href="https://www.corriere.it/newsletter/?theme=41&intcmp=IIIcolonna_NL_CorMilano">cliccare qui</a>.</p>
</div>



























































                                <div class="content rcs-hide-in-editor">
<div class="information-group">
    <p class="is-last-update">26 febbraio 2024 ( modifica il 26 febbraio 2024 | 16:09)</p>
    <p class="is-copyright">
        © RIPRODUZIONE RISERVATA
    </p>
</div>

Angolo cieco, Consiglio di Stato dà ragione a Comune di Milano: obbligo sensore sui mezzi pesanti

image
                                    <span class="author-art is-small has-text-grey-darker" id="m3956-3955-3957">


                                            di<span class="writer">Chiara Baldi</span></span>




                                <p class="summary-art is-line-h-12">Una sentenza del tutto opposta a quella del Tar, che a novembre scorso aveva approvato i ricorsi di Sistema Trasporti e Assotir. Ora per circolare in città serviranno dispositivi di rilevamento e adesivi</p>











































                            <div class="content" id="m3977-3976-3978">

Sui mezzi pesanti che entrano e circolano a Milano (Area B e Area C) dovranno essere installati i sensori per l’angolo cieco: l’ultimo atto della diatriba tra Palazzo Marino e la giustizia amministrativa ha visto l’amministrazione di Beppe Sala spuntarla, dopo che il Consiglio di Stato ha respinto i ricorsi proposti contro i provvedimenti adottati nel 2023, con i quali il Comune di Milano aveva previsto limitazioni della circolazione dei mezzi pesanti nell’area urbana della città al fine di prevenire gli incidenti mortali di pedoni e ciclisti. 

La sentenza del Tar

Una sentenza del tutto opposta a quella del Tar, che a novembre aveva invece dato ragione ai due ricorrenti che avevano impugnato le decisioni di Palazzo Marino: al Tribunale amministrativo si erano rivolti con due differenti ricorsi, poi riuniti, sia Sistema Trasporti che Assotir. Entrambi sostenevano la tesi, accolta dal Tar, che il Comune non avesse le competenze per normare in materia di circolazione stradale per quanto riguarda ordine pubblico e sicurezza su cui ha competenze «esclusive» lo Stato.

Il parere del Consiglio di Stato

Di contro, il Consiglio di Stato ha ritenuto che il Comune abbia la competenza a conformare la zona a traffico limitato attraverso l’imposizione di un divieto di circolazione limitato nel tempo, nello spazio e nel contenuto (quanto ai veicoli coinvolti e alle deroghe previste). Possono continuare a
circolare senza limiti temporali e spaziali i mezzi pesanti dotati dei dispositivi di rilevamento della presenza di pedoni e ciclisti negli angoli
morti, e degli adesivi che segnalano la presenza di questi ultimi. 

La normativa europea

Si legge nelle linee guida approvate dal Comune che «le apparecchiature di rilevamento della presenza di pedoni e ciclisti dovranno essere omologate e conformi alla normativa vigente, anche europea, applicabile».

                                <div class="content">
<p class="is-mr-t-20 is-mr-b-20"><b>
                <a href="https://milano.corriere.it/?intcmp=Notizielocali_nd_010623_corriere_ss_milano" target="_blank" rel="noopener"><u>Vai a tutte le notizie di Milano</u></a>
        </b>

</p>
                                <div class="content">
    <p class="chapter-paragraph"><i>Se vuoi restare aggiornato sulle notizie di Milano e della Lombardia iscriviti gratis alla newsletter di Corriere Milano. Arriva ogni giorno nella tua casella di posta alle 7 del mattino</i>. <i>Basta</i> <a href="https://www.corriere.it/newsletter/?theme=41&intcmp=IIIcolonna_NL_CorMilano">cliccare qui</a>.</p>
</div>



























































                                <div class="content rcs-hide-in-editor">
<div class="information-group">
    <p class="is-last-update">26 febbraio 2024 ( modifica il 26 febbraio 2024 | 15:58)</p>
    <p class="is-copyright">
        © RIPRODUZIONE RISERVATA
    </p>
</div>

Il cambiamento di Maria, in scena a Roma «Storia di una Capinera»

image

di Fabio Postiglione

Fino al 3 marzo al teatro Quirino di Roma il progetto promosso dall’associazione Teatrando, con la regia di Guglielmo Ferro

«Storia di una Capinera» è lo spettacolo in corso al Teatro Quirino di Roma fino al 3 marzo. Promosso dal progetto dell’associazione Teatrando, presentato dagli attori Enrico Guarneri, Nadia De Luca e con la partecipazione straordinaria di Emanuela Muni, che sotto la regia di Guglielmo Ferro rappresentano in scena una delle opere più famose del poeta Giovanni Verga. Il tutto in una cornice straordinaria: il teatro Quirino di Roma al cui nome storico è stato affiancato il riconoscimento per uno dei più acclamati attori teatrali italiani del XX secolo, Vittorio Gassman. Il nome completo del teatro è, infatti, Teatro Quirino — Vittorio Gassman. “Storia di una capinera” è la passionale narrazione della novizia Maria che attraverso la mia messinscena trova una nuova codifica della struttura drammaturgica del romanzo per fare emergere il rigido impianto culturale e umano delle famiglie dell’epoca. Perché se Maria è vittima, non lo è dell’amore peccaminoso per Nino che fa vacillare la sua vocazione, ma lo è del vero peccatore ‘verghiano’ che è il padre Giuseppe Vizzini. Giuseppe che, rimasto vedovo, manda in convento a soli sette anni la primogenita, condannandola all’infelicità. Un uomo che per amore, paura e rispetto delle convenzioni causa a Maria la morte del corpo e dello spirito. È sul drammatico rapporto padre figlia, sui loro dubbi e tormenti che si mette in scena la storia della Capinera. La stanza del convento è il centro della scena, Maria non esce da quella prigione, e il padre Giuseppe ne è il carceriere. Entrambi dolorosamente vittime e carnefici.

Ogni evento che deflagra nella mente di Maria, ogni personaggio altro che scardina il viaggio del noviziato di Maria, sono gli elementi drammaturgici per sviscerare il dramma interiore di un padre che finisce per uccidere la figlia. È il racconto di legami infelici, di dinamiche familiari per noi oggi impossibili da immaginare ma che Verga racconta con l’inesorabilità di una condanna. Con Progetto Teatrando, nel meraviglioso percorso teatrale attraverso i capolavori verghiani approdiamo all’atto finale, Storia di una capinera, scegliendo la versione più violenta e disperata della scrittura di Giovanni Verga. Non c’è redenzione per Maria, non c’è redenzione per il padre Giuseppe, e nemmeno per noi. Perché la redenzione non appartiene alla Sicilia di Giovanni Verga.

L’associazione culturale promotrice è attiva nell’ambito della produzione dell’organizzazione, della pianificazione logistica, nonché della creazione e della direzione artistica di spettacoli, rappresentazioni teatrali di vario genere, nonché di manifestazioni ed eventi artistico-culturali di livello nazionale, siciliana con sede a Siracusa ma fissa nello storico teatro Quirino di Roma. È stata costituita nella forma attuale dall’anno 2008.

    <br /><div class="content">
    <h5 class="chapter-title"></h5>
    <p class="chapter-paragraph"><i>Corriere della Sera è anche su  <span>Whatsapp</span>. È sufficiente <a href="https://whatsapp.com/channel/0029VaAlA1s6GcG6eTUe652l"><span>cliccare qui</span></a> per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati.</i></p>
    </div>

26 febbraio 2024 (modifica il 26 febbraio 2024 | 14:51)